venerdì 24 febbraio 2012

Ultimo giorno

E' l'ultima notte, la prossima, che trascorrerò nella vecchia casa con i vecchi mobili, i vecchi pavimenti e i vecchi bagni. Da domani sera saremo nel mini appartamento provvisorio, per un periodo di circa 3 mesi, poi si tornerà nella vecchia casa che avrà subìto una trasformazione totale e radicale.
Sono al sesto trasloco della mia vita e mi permetto di esprimere tutto il mio disappunto: non si impara mai abbastanza dalle esperienze precedenti, si continua imperterriti ad ammucchiare spazzatura, a riempire cassetti e armadi di abiti e oggetti che sappiamo di non aver nessuna intenzione di riutilizzare mai più, eppure niente, imperterriti li lasciamo giacere, li seppelliamo con altri abiti e altri oggetti che nascondono alla vista i precedenti, pur sapendo che un giorno... e arriva sempre quel giorno... dovremo svuotare quegli armadi e quei cassetti, completamente. Se non è masochismo questo...

Tra le cose più assurde che sono riemerse dalle voragini della mia vecchia casa:


  1. In-A-Gadda-Da-Vida, album degli Iron Butterfly, misteriosamente finito dietro uno sportello dell'armadio guardaroba.
  2. Dodici lettere del mio ex fidanzato storico, datate 1982, in busta "Via Aerea" perché me le spedì in occasione di un mio prolungato soggiorno in Inghilterra. Non le ho estratte dalla busta, ma non le ho neanche buttate via, mi dispiaceva.
  3. Un "Dolce Forno", giocattolo appartenuto a uno dei miei figli, che mi ha fatto comprendere meglio tanti fatti successivamente accaduti.
  4. 250 euro in banconote da 50 conservati dentro ad un quadernino nascosto sotto una pila di maglioni. 


Domani mattina alle 7:30 arriva il camion con la piattaforma aerea e io non ho ancora finito di impacchettare la biancheria, sono disperata, mi aspetta una nottata fra lenzuola e asciugamani, forse con qualche altra sorpresa sotto.

Buon fine settimana a chi se lo potrà godere...

mercoledì 15 febbraio 2012

Qual è il colmo per....?

Postilla:

la sede del CAI (Club Alpino Italiano) di Roma, venerdì scorso era chiusa per neve.
:D

giovedì 9 febbraio 2012

Come se nevicasse in piena estate a Bora Bora

(la strada di casa mia, sabato scorso)

Siccome controllo il meteo ogni giorno, guardo almeno un telegiornale la sera e uso internet praticamente 24 ore su 24, ero perfettamente consapevole che il 3 febbraio scorso le probabilità che nevicasse erano alte. La consapevolezza era poi rafforzata dalla decisione dei sindaci (anche quello del mio paese) di sospendere l'attività didattica nelle scuole di ogni ordine e grado. Pertanto, venerdì mattina, mi sono alzata prima del solito e sono andata al lavoro in macchina con mio marito. Solo una delle nostre auto è attrezzata per la neve, e quindi abbiamo utilizzato quella, semplicemente. Saremo un caso raro, forse, perché ci piace andare in montagna e quindi siamo abbastanza equipaggiati per quell'evenienza.
A metà mattinata ha cominciato a fioccare, grossi fiocconi di neve che pian piano hanno vinto sull'asfalto bagnato e hanno cominciato a imbiancare la strada. Alle 15:00 i giapponesi si sono riuniti e hanno deliberato che chi voleva poteva andarsene prima delle 17:00. Dato che anche mio marito era già uscito (il suo ufficio chiude prima del mio), ho voluto approfittarne, pensando che mi avrebbe fatto comodo arrivare a casa un pochino prima. Mi illudevo, insomma, di poter fare una lavatrice e preparare una cena meglio del solito, per una volta. Sè. Mi illudevo appunto. Perché quella sera io e mio marito siamo arrivati a casa alle 21:30. 6 ore per fare 30 chilometri. In quelle 6 ore ho visto di tutto: lunghe code di auto completamente ferme, bloccate grazie ad una lunga serie di "ingorghi a croce uncinata" (come diceva il vecchio professor Bellavista nel film di De Crescenzio), automobilisti inferociti che suonavano il clacson forsennatamente, incoscienti su motorini e scooter che cadevano e si rialzavano, ricadevano e si rialzavano, audaci in bicicletta trascinata a piedi, tutti a telefonare e a fare foto con i cellulari, ma soprattutto i furboni: quelli che per scansare la fila si imbucavano lateralmente e poi non ripartivano più perché slittavano, i suvvisti, quei megalomani convinti che siccome c'hanno il suv possono fare quello che gli pare, e che invece andavano un metro avanti e tre metri all'indietro scivolando come uno snowboard, i parac**li, quelli che in mezzo alla strada mettevano le 4 frecce e scendevano a montare le catene. Questo quello che ho visto nelle sei lunghe interminabili ore di fila che ho fatto venerdì scorso. Quello che non ho visto è: vigili urbani?-Zero. Autobus?-Neanche mezzo. Taxi- Ma scherzi? Spazzaneve?-E che roba è?? 
Per onestà, devo dire che ho potuto raggiungere il mio paese solo grazie alla presenza di un trattore con ruspa, dietro al quale ci siamo accodati sulla circonvallazione nuova, che è la strada con meno pendenze che abbiamo per raggiungere casa. Perché sennò era impossibile, si rischiava la vita fra chi frenava senza fermarsi, chi andava in testacoda, le auto abbandonate in strada, eccetera. Ad un chilometro da casa abbiamo parcheggiato nel garage di un centro commerciale e abbiamo proseguito a piedi, rischiando molto meno, dato che il nostro sindaco aveva chiuso diverse strade, fra cui la nostra.
L'indomani mattina mi ha svegliata il silenzio, quel bel silenzio irreale che c'è solo quando nevica.
Siamo usciti per andare a fare la spesa (a piedi, naturalmente!) e ho scattato alcune foto, fra cui quella che ho messo qui, a futura memoria. Il supermercato era già stato preso d'assalto diverse ore prima, qualcuno si contendeva l'ultimo pacco di polenta Valsugana e molti si contendevano attrezzi "atti o adattabili" a spalare la neve. Credo che mai un supermercato abbia venduto tante palette raccogli-immondizia in così poche ore. 
Comunque sia, il resto della giornata e l'indomani sono trascorsi felicemente, spalando neve dal terrazzo condominiale, dalle nostre terrazze, dal piazzale antistante il palazzo e dal vialetto in salita che porta alla strada . Solo grazie a questo, lunedì mattina siamo potuti tornare al lavoro.
Però - qui posso dire la verità - me so' stufata: per domani ho preso un giorno di ferie.